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Nuove dipendenze


L'aiuto dei familiari al giocatore patologico

Luisa Ratti risponde a Mario, 04/05/2009


Domanda
Buongiorno. Ho da poco scoperto che mio cognato ha grossi problemi con il gioco. Con difficoltà (perché ormai ha fatto della bugia la regola) ho scoperto che negli ultimi due mesi ha "speso" molto più del suo stipendio. Lui vive solo, è difficile controllarlo. Vorrei sapere come intervenire per aiutarlo ed impedirgli di rovinarsi definitivamente (il problema del gioco si innesta in una situazione già difficile: negli ultimi due anni si è separato dalla moglie, ha perso l'unico genitore rimasto ed il lavoro, tutto nel giro di pochi mesi). Grazie anticipatamente per qualsiasi informazioni potrete fornirmi.

Risposta
Gentile Mario, un semplice test consiglia tre domande da fare a se stessi quando si gioca: “Stai giocando più soldi, più a lungo, più spesso del previsto e di quanto ti puoi permettere? Se hai risposto sì, cerca aiuto”. Se è vero ciò che lei ha scoperto di suo cognato, che “ha fatto ormai della bugia la sua regola”, mi chiedo se suo cognato abbia mai avuto la possibilità e l’occasione di porre a se stesso queste domande. Non è infrequente che familiari o persone affettivamente legate a chi gioca diventino consapevoli della gravità della situazione prima dell'interessato perché la bugia, vede, di solito è rivolta da chi ha problemi di gioco soprattutto a se stesso nelle forme dell'auto-inganno, che fanno parte della condizione di dipendenza.

Quando i familiari scoprono la verità è perché l'abitudine al gioco ha già prodotto concretamente le sue conseguenze negative: per un certo periodo di tempo arriva loro un “messaggio in codice”, non immediatamente decifrabile, che è fatto di assenze e riservatezza inusuali, poi di problemi di soldi e infine di richieste da parte di eventuali creditori. La vita della famiglia può trasformarsi, gradualmente, nella inconsapevolezza di tutti, fino alla scoperta del problema, che è sempre un’operazione molto dolorosa perché costringe a provare sentimenti che non si vorrebbero mai provare: rabbia, collera, impotenza o vergogna e un senso di colpa per non aver saputo capire e controllare tutto prima.

Tutti sentimenti perfettamente normali e comprensibili perché l'onda d'urto è quanto mai destabilizzante. E' come se i familiari in quel momento sperimentassero in anticipo quello che il protagonista, se prosegue nella sua “carriera di gioco”, è destinato a sperimentare, prima o poi. Lei, Mario, traducendo e facendosi portavoce della non chiara richiesta di aiuto di suo cognato ha fatto un primo passo molto importante in direzione di un cambiamento possibile. Se suo cognato ha iniziato a giocare dopo aver subìto le perdite di cui lei scrive, può trattarsi di una risposta di fuga da un'esperienza che lui sente come intollerabile e che richiede un aiuto per essere rielaborata. Non esiti a contattare di persona i professionisti della nostra Rete presenti nella sua zona.

In particolare le segnalo il Centro Studi Sinergie, che lavora da tempo a Como con persone in difficoltà per il gioco e con i loro familiari. Rivolgendosi ai Professionisti del Centro potrà approfondire la comprensione del problema e affrontare anche, se necessario, con altri esperti eventuali problemi legali o finanziari, finché le diventerà più chiaro cosa, nel contesto della relazione con suo cognato, è bene fare. Auguri per i cambiamenti che desidera.

Risponde
Luisa Ratti, Psicologo Psicoterapeuta, Rete Nuove Dipendenze


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