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Autore Discussione  

Guido Mazzucco
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Regione: Piemonte
Prov.: Torino
Città: Torino


2 Messaggi

Inserito il - 17/07/2009 : 17:36:16  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Guido Mazzucco Invia a Guido Mazzucco un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Leggendo l'articolo: "Coevoluzione, collusione o distruttività nei rapporti di coppia" di Mario e Riccardo Zannini, apparso sul numero 1 - anno 3 della rivista "Psicologi a Confronto" dell'Ordine degli Psicologi del Piemonte,i due autori, iniziando a spiegare da cosa sono provocati i conflitti per cause interne al rapporto di coppia, parlano di “incapacità psichica al matrimonio”.In particolare, a pag. 95 scrivono: “Raggruppiamo sotto questa categoria tutte le forme di malattia mentale: nevrosi, psicosi (nota n. 21), psicopatie, sociopatie, perversioni sessuali (nota n. 22).”Riportiamo dunque per esteso la nota 22:“Perversioni o deviazioni sessuali, (o manie): comportamenti sessuali aberranti, più o meno patologici, che mediante surrogati sostituiscono gli scopi e i mezzi normali dell'eterosessualità. Si distinguono: l'omosessualità, la pedofilia, la bestialità, la necrofilia, il voyeurismo, l'esibizionismo, il feticismo, il sadomasochismo. (Mucchielli R." Psicologia della vita coniugale," 1993, pag. 215.)”.Vorremmo ricordare che la depatologizzazione dell'omosessualità è avvenuta nel 1973, anno in cui la categoria diagnostica, "omosessualità" è stata derubricata dal DSM. Decisione che sarà poi definitiva nel 1980 con la pubblicazione del DSM-III.Nel 2000 l'American Psychiatric Association (APA) sostiene il riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso con i diritti civili, i vantaggi e le responsabilità che ne derivano.La stessa posizione era stata presa, in anni precedenti, anche dall'American Psychoanalitical Association, dall'American Psychological Association e da altre importanti associazioni mediche e psicologiche. Vi è quindi stato un progressivo abbandono, da parte della più utilizzata nosografia psicopatologica internazionale, di un modello preminentemente biologico -organicistico in favore dell'adozione di un modello “bio-psico-sociale” integrato, in cui l'omosessualità non è più considerata una caratteristica psicologica con un intrinseco significato psicopatologico. Soltanto a partire dalla metà degli anni novanta in ambito psicoanalitico e psicodinamico inizia a prendere consistenza e a ricevere considerazione una letteratura sull'omosessualità non gravata dal pregiudizio.Nonostante ciò, tuttavia, ancora oggi tocca leggere scritti che fanno riferimenti a dicotomie maschile/femminile associate ai concetti di attività e passività e a confusioni e sovrapposizioni tra i concetti di orientamento sessuale, identità e ruolo di genere: spesso presentati come degli “a priori”, questi concetti vengono “naturalizzati” e non letti come espressione di un ordine culturale stabilito. ( “...gli scopi e i mezzi normali dell'eterosessualità”- nota 22 dell'articolo di cui sopra).Come osserva argutamente Young-Bruel (1996), il discorso psicoanalitico sull'omosessualità ha implicato nel corso della storia un sistema di desideri, ansie e difese che lo ha reso simile ad un sintomo nevrotico: ciò è ancor più evidente se ci rendiamo conto di come, anche a livello teorico, il campo di indagine sia stato oggetto di pesanti rimozioni: lo rileva l'analisi parziale delle espressioni narcisistiche (considerate spesso dalla psicologia come condizione intrinseca, propria dell'essere omosessuale, e non come tentativo di risposta alla distruttività e al disprezzo che l'esterno esercita su di essi) ma anche il riduzionismo della prospettiva di indagine dell'omo-relazionalità, sempre declinata in mera omo-sessualità.Sostenere dunque, come fanno gli autori dell'articolo, che l'omosessualità sia un comportamento più o meno patologico è un atto gravissimo, di ignoranza in primis. Secondariamente, un messaggio di questo tipo - oltre che essere scorretto - può ingenerare confusione: se l'omosessualità è patologica è anche curabile? Di questo i due autori non hanno fatto cenno, poiché non era pertinente all'articolo, ma essi fanno spesso riferimento a Dio o al Vero Dio :"La mancanza di fede nel vero Dio e conseguente radicamento della vita di coppia familiare su falsi dèi (idoli) materiali o immateriali" (p. 97).A questo punto ci domandiamo: a quale codice deontologico fanno riferimento gli Autori? Non certo quello degli psicologi italiani, per il quale, all'articolo 4: “Nell’esercizio della professione, lo psicologo... rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socioeconomico,sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità.”Forse un'indicazione in merito la troviamo nei riferimenti bibliografici citati dagli Autori: ' Ricca P., Alle radici della fede, meditazioni bibliche, Claudiana, Torino 1987.Dichiariamolo, quindi, il fondamento veterotestamentario degli autori, comune a quello dei propugnatori delle terapie riparative, in cui la dottrina della fede è l'unica fonte di verità, la scienza non ha autonomia propria ed in caso di difformità da essa deve adeguarsi.Verità di fede di tale sorta, corroborate da altre più “scientifiche”, compongono manuali di base per la formazione di catechisti, confessori, operatori cristianamente informati, psicologi fedeli alla “verità” della loro interpretazione della Bibbia più che alla scienza, con un effetto devastante sulla vita delle persone omosessuali, che potrebbero venire sommersi da questa marea montante di disinformazione e negatività.Conosciamo bene quanto la comunità scientifica internazionale – e americana in primis - abbia dovuto lavorare per prendere le distanze e denunciare i danni e la mancanza di scientificità propria degli approcci omofobi in voga presso i sostenitori delle terapie cosiddette 'riparative' (es. National Association for Research and Therapy of Homosexuality, cit. Nicolosi e Aardweg) e diffondere una cultura scientifica secondo la quale l'orientamento omosessuale non è connesso in alcun modo a sintomi o sindromi psicopatologiche, né determina disturbi o conseguenze negative.Anche solo offrendo terapie riparative, i terapeuti negano implicitamente che l'omosessualità possa essere sana e rinforzano, invece, gli stereotipi persecutori che essa sia deficitaria, inferiore e/o immorale.La sofferenza psicopatologica – tutt’altro che intrinseca - è semmai procurata alle persone omosessuali dall'oppressione e dallo stigma sociale, dalle colpevolizzazioni indotte da visioni religiose intolleranti e da leggi discriminanti.La spiritualità, che ciascun terapeuta è libero di vivere nel modo a sé più congeniale, non può, in nessun modo, scontrarsi con il proprio agire professionale. Il sopra citato art. 4 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, punto di partenza per l’individuazione di corrette prassi che lo psicoterapeuta contemporaneo è chiamato ad osservare, fa riferimento al rispetto di quei diritti fondamentali sanciti dalla stessa Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.L’ispirazione democratica irrinunciabile- di cui il codice deontologico nel suo insieme e l’art. 4 in particolare sono portatori- ci porta a sostenere la necessità di non incorrere in un relativismo ipocrita che sotto le mentite spoglie del confronto culturale “aperto” tra colleghi ponga sullo stesso piano posizioni ideologiche esplicite e prassi terapeutiche implicite (non sempre dichiarate, forse perché non sempre dichiarabili) che presentino evidenti ricadute antidemocratiche sul piano etico e deontologico.Il confronto culturale non può prescindere dal rispetto di norme fondanti, democratiche e laiche, autonome cioè rispetto a condizionamenti ideologici, morali o religiosi, di qualunque segno essi siano.Dott. Fabio Borotto Dott. Guido MazzuccoPsicologo Psicoterapeuta Psicologo Psicoterapeuta


Riferimenti bibliografici:
AARDWEG, G. VAN DEN (1997), Una strada per il domani. Guida all'(auto)terapia dell'omosessualità. Tr. it. Città Nuova, Roma 2004.
AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (1980), Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-III). Tr. it. Masson, Milano 1983
BARBAGLI, M., COLOMBO, A. (2001), Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia. Il Mulino, Bologna.
BARBERO, F. ET AL. (2000), Il posto dell'altro. Le persone omosessuali nelle chiese cristiane. Edizioni la Meridiana, Molfetta.
CALVI, E. (2000), “Etica e deontologia per lo psicologo e lo psico-terapeuta”. In PARMENTOLA, C., Il soggetto psicologico e l'oggetto della psicologia nel codice deontologico degli psicologi italiani. Giuffrè, Milano
FRATI, F. (2004a), “I principi deontologici fondamentali dello psicologo nella pratica professionale del terzo millennio”. In Bollettino d'informazione dell'Ordine degli psicologi dell'Emilia Romagna, 9, 2.
FRATI, F. (2004b), “I principi fondamentali della deontologia professionale dello Psicoterapeuta italiano contemporaneo”. In Psicoterapia e Scienza Umane, 38,2.
GRAGLIA, M. (2002), “Le rappresentazioni dell'identità gay e lesbica negli psicoterapeuti”. Rivista di Sessuologia, 26, 1-2, pp. 145-154
ISAY, r. (1989), Essere omosessuali. Tr. it. Raffaello Cortina, Milano 1996.
LINGIARDI V., M. LUCI, (2006), “L'omosessualità in psicoanalisi” . In RIGLIANO P, GRAGLIA M. (a cura di), Gay e lesbiche in psicoterapia, Raffaello Cortina, Milano, pp. 1-61.
NICOLOSI, J. (1997) Omosessualità maschile: un nuovo approccio. Tr. it. Sugarco, Milano 2002
RIGLIANO P. (2001), Amori senza scandalo. Feltrinelli, Milano
SARACENO, C. (2003) (a cura di), Diversi da Chi? Gay, lesbiche, transessuali in un'area metropolitana. Guerini e Associati, Milano.





Guido Mazzucco

Rosy
Rete Nuove Dipendenze


Regione: Lazio
Prov.: Roma
Città: Tivoli


138 Messaggi

Inserito il - 23/07/2009 : 00:49:54  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Rosy Invia a Rosy un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Condivido i rilievi critici dei Colleghi Mazzucco e Borotto.
Scrivo di seguito la posizione dell'Ordine degli Psicologi del Lazio in merito all'omosessualità,all'intervento dello Psicologo Psicoterapeuta e alle cosiddette " terapie riparative" , trasmessa a noi Psicologi del Lazio attraverso una recentissima newsletter e l'annuncio di un convegno internazionale promosso dall'Università La Sapienza e dall'Ordine , che si terrà a Roma sull'argomento.

"
Da tempo l’Ordine degli Psicologi del Lazio ha assunto una posizione netta e decisa nei confronti delle cosiddette terapie riparative, disconoscendo qualunque trattamento mirato a modificare l’orientamento sessuale del paziente.

In più occasioni, la presidente dell’Ordine, Marialori Zaccaria, ha ribadito che chi classifica l’omosessualità come patologia, e ne propone una “cura”, si pone al di fuori del dialogo clinico e scientifico.

Recentemente, il vicepresidente dell’Ordine, Paolo Cruciani, intervenendo al Convegno Orientamento sessuale egodistonico: le problematiche terapeutiche, ha invitato la comunità professionale al rispetto dell’articolo 4 del Codice Deontologico, secondo cui lo psicologo deve rispettare il diritto del paziente astenendosi dall’imporre il proprio codice di valori.

Vista la rilevanza della tematica, l’Ordine ha deciso, con delibera del Consiglio n. 191-09 dello scorso 30 aprile, di partecipare al progetto di ricerca dal titolo L’atteggiamento degli psicologi laziali nei confronti di pazienti e tematiche LGB promossa dalla cattedra di Valutazione Clinica e Diagnostica (Prof. Vittorio Lingiardi), presso la Facoltà di Psicologia 1 della Sapienza Università di Roma, collaborando all’analisi della letteratura, alla definizione e al reclutamento del campione, alla somministrazione di un questionario e alla costruzione e gestione del database.

Nello stesso spazio di riflessione si pone il Convegno Internazionale Omosessualità e Psicoterapie, organizzato dalla II Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica della Facoltà di Psicologia 1 della Sapienza Università di Roma, in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi del Lazio e l’Associazione Italiana di Psicologia e con il patrocinio della Facoltà di Psicologia 1 della Sapienza Università di Roma, dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, della Regione Lazio e della Provincia di Roma.

I lavori del Convegno – che si terrà sabato 7 novembre 2009 presso la Biblioteca Nazionale di Roma in viale Castro Pretorio 105 – saranno aperti dalla presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, Marialori Zaccaria, e dal presidente dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, Luigi Palma.

Si precisa che la partecipazione al Convegno è gratuita e che, a causa del numero limitato di posti, è richiesta l'iscrizione obbligatoria.
Per il convegno è stato richiesto l’accreditamento ECM. "

Rosa Mininno

Modificato da - Rosy in data 23/07/2009 09:54:55
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Daniela
Rete Nuove Dipendenze


Regione: Piemonte
Prov.: Torino
Città: Torino


29 Messaggi

Inserito il - 23/07/2009 : 09:48:18  Mostra Profilo Invia a Daniela un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Rispondo proprio oggi 23 luglio, data in cui nel 1992 una commissione di alti prelati, presieduta dal cardinale Ratzinger (dal 2005 Papa Benedetto XVI), sancì che è non solo doveroso, ma necessario limitare i diritti degli omosessuali e delle coppie non sposate.
Se questo atteggiamento da parte del Vaticano può essere comprensibile, anche se non condiviso, lascia un pò di sconcerto leggere tali affermazioni da parte di professionisti della relazione, del comportamento degli individui e dei loro processi mentali, nel 2009.
Mi auguro che lo scritto pubblicato sul forum sia stato spedito al citato Ordine Professionale della Regione Piemonte.
Forse si potrebbe pensare di fare anche qualcos'altro utilizzando la Rete?
"L’omofobia è oscena come il razzismo, però è socialmente molto più accettata: da dove cominciare per invertire la rotta?" (Citizen Gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale - Il Saggiatore, Milano)
Come professionista del sociale penso che bisognerebbe partire proprio da una legge che riconosca le persone omosessuali nell’integrità della loro fisionomia giuridica e sociale. La sensibilizzazione alla tematica dell'omosessualità e dell'identità di genere deve arrivare anche da persone e professionisti che lavorano nell'ambito della psicologia, della sanità e del sociale altrimenti continuerà ad essere difficilmente accettata dalla popolazione.




Daniela Ostano

Modificato da - Daniela in data 23/07/2009 09:53:40
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maddalena
Rete Nuove Dipendenze


Regione: Piemonte
Prov.: Torino
Città: Torino


18 Messaggi

Inserito il - 23/07/2009 : 17:41:18  Mostra Profilo Invia a maddalena un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Mi unisco alla discussione critica sollevata dai colleghi in merito alla ancora attuale patologizzazione dell'omosessualità informando che, seppur vi siano tuttora alcuni addetti ai lavori nel campo della psiche che contribuiscono a mantenere una così anacronistica visione, ve ne sono altri che si impegnano in ben altre e più costruttive riflessioni come chi sta organizzando il convegno internazionale "Omosessualità e psicoterapie" già comunicato da Rosy Mininno. Mi permetto di aggiungere ulteriori informazioni in merito rilevate direttamente dalla brochure che lo divulga: "Cosa deve fare lo psicologo quando viene consultato da una persona omosessuale che crede che l'omosessualità sia un "errore", una "malattia" o un "disordine morale" e per questo chiede di essere "curata" e aiutata a "cambiare" il proprio orientamento sessuale?...L'"omosessualità egodistonica" (cioè il disagio marcato e persistente riguardo al proprio orientamento omosessuale) torna oggi alla ribalta in seguito al diffondersi delle cosidette "terapie riparative" della cui efficacia però non esiste documentazione scientifica. Pertanto ecco un convegno che chiama psicologi, psichiatri, italiani e stranieri, a riflettere su questo tema e a presentare le loro ricerche nell'intento di fare chiarezza sulle caratteristiche del percorso evolutivo di tali persone e sulle conseguenze dell'interiorizzazione dei pregiudizi antiomosessuali. Per iscrizioni e informazioni contattare: organization.office@gmail.com

Maddalena Bazzoli

Modificato da - Daniela in data 29/07/2009 13:41:38
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